Tre donne, una storia

La finestra dell’ultimo piano

Ma Margy covava una pericolosa miscela di rabbia e di dolore, che sarebbe potuta esplodere da un momento all’altro, se non fosse stata più che attenta a mascherare la violenza dei suoi sentimenti.
Il suo esclusivo amore per la madre si era sottilmente trasformato in una sorta di odio profondo, insano, per quel tradimento! Doveva fargliela pagare, a tutti i costi, voleva vederla soffrire come ora soffriva lei. Un folle proposito cominciò a prendere corpo nella sua mente, malata, che ben presto si concretizzò in un piano diabolico, studiato nei minimi dettagli, preparato con una meticolosità, una certosina pazienza che richiese molto tempo, e molto denaro. Il padre, morendo, le aveva lasciato una discreta somma, che poteva gestire autonomamente solo quando fosse diventata maggiorenne. Di tempo, dunque ne aveva a iosa! Né le mancarono le maschere necessarie da indossare a seconda delle circostanze e delle persone con cui si rapportava. Fu così abile, perspicace, sottile nella sua follia, che nessuno se ne accorse, al contrario, si mostrava serena, pacata, persino contenta del suo patrigno, del quale non mancava mai di tessere le lodi. Ecco perché Francesca, e con lei tutti quelli che la conoscevano, nel tempo la trovavano sempre più responsabile, ma soprattutto serena, matura.
E lei tesseva la sua tela, incessantemente, con un minuzioso lavorio.
E i giorni, i mesi , gli anni trascorrevano tranquilli, nella famiglia ricomposta: Giovanna continuava il suo appagante lavoro di assistente sociale, Giorgio svolgeva la sua professione con soddisfazioni morali e materiali, Margy frequentava il liceo classico con profitto e con passione. Si diplomò con il massimo dei voti, rendendo felici i suoi genitori, ormai Giorgio era diventato a tutti gli effetti suo padre. La “zia” Francesca le offrì in regalo una crociera nei Caraibi di due settimane nel mese di agosto.

Margy e la sua madrina presero i dovuti accordi, e la mattina del tre, due settimane prima dell’inizio della crociera, la ragazza partì, felice, eccitata all’idea non solo del regalo, ma anche per il fatto di restare più a lungo delle volte precedenti in quella villa che tanto le piaceva. Giovanna si staccò a malincuore dalla figlia, ma vide nella sua richiesta un ulteriore senso di autonomia, che non poteva che farle piacere
Margy non arrivò mai alla villa di Francesca!
Né fece più ritorno alla sua casa, dove non più l’attendeva sua madre, bensì la moglie di un certo Giorgio. Questa era la punizione su cui la ragazza aveva studiato, minuziosamente, per tutto il tempo in cui era stata “costretta” a vivere sotto lo stesso tetto con due sconosciuti: neanche la madre riconosceva più, lei che con il suo vero padre era stata sempre così riservata, ora si abbandonava a tante “smancerie” con quello; quella che era stata le più adorabile delle madri, che le aveva dato tutto il suo amore, ora a lei riservava solo le briciole…
Quando quella stessa sera si scoprì che la ragazza non era arrivata a destinazione, Giovanna da una parte, Francesca dall’altra, in preda alla più profonda angoscia, dopo avere atteso per ore notizie della ragazza, disperate, andarono, ciascuna nella propria città, a denunciare la scomparsa alla polizia. Si pensò ad un rapimento, ma non avendo per giorni interi ricevuto alcuna richiesta di riscatto, né altro, la pista venne abbandonata. Polizia e carabinieri setacciarono tutta la zona circostante, e, poi, quelle più lontane. Furono battuti a tappeto tutti i paesi e le città d’Italia, le campagne, ogni probabile e possibile posto ove sarebbe potuta andare, ed anche improbabile ed impossibile. Nulla! La ragazza s’era volatilizzata, era svanita nel nulla. Le ricerche continuarono per molto, ma poi, pur senza cessare del tutto, rallentarono. E il tempo passava e la speranza di ritrovarla si affievoliva, e il dolore aumentava a dismisura. Le due amiche vissero questo dramma unite, com’erano sempre state, ma, al culmine della sofferenza, Giovanna si staccò da tutto e da tutti, si chiuse al mondo. Continuò così, sola, le sue ricerche, senza tralasciare nessuna pista che potesse avere una sia pur minima possibilità di successo. Per dedicarsi al suo girovagare in lungo e in largo, si allontanò anche da Giorgio, che, unico nella sua vita, l’aveva fatta veramente vibrare d’amore, perché la faceva sentire malvagia, sporca, colpevole di averla distratta dalla sua Margy.
“ Se Francesca non avesse avuto la sua bella villa, se non le avesse promesso quella vacanza, se non l’avesse mai conosciuta…”andava farneticando. Odiò colei che aveva amato, disprezzò ciò che non aveva mai invidiato, la sua casa nobiliare, le sue ricchezze…Maledisse il giorno in cui si erano conosciute ed erano diventate amiche.

Ignorava la vera causa della fuga di Margy, per fortuna!…
Francesca, dal canto suo, non sapeva più cosa opporre all’immenso dolore dell’amica, che amava ancor di più, di cui condivideva la sofferenza, atroce, e ne comprendeva l’astio, pur se immeritato.
E gli anni passavano, e lei, quasi reclusa, ora, sempre lì che aspettava. Qualcuno le aveva riferito che l’avevano vista tra i barboni che stazionavano a Roma, lungo le strade più buie più sporche, più solitarie, E lei corse lì. Ma, dopo aver camminato tanto, fino allo sfinimento, dopo aver chiesto, foto alla mano, se avessero vista la sua bambina, ad ogni diniego moriva, ma, come la Fenice che risorge dalle proprie ceneri, resuscitava più vigorosa e coraggiosa. Qualcun altro le riferì che era stata avvistata a fare la prostituta lungo i viali della periferia di Bologna, o, ancora, per le vie più malfamate di Napoli, ma, alle verifiche che, puntualmente, seguivano, si rivelava sempre un nulla di fatto.
Sono passati dieci anni. Giovanna è diventata una donna logorata, distrutta, avvilita, ma non vinta. Aspetta, caparbiamente aspetta. Francesca, d’accordo col marito, ha trasformato la parte più spaziosa della loro villa in un “ricovero-rifugio” per ragazze sbandate, abbandonate, drogate, per ragazze bisognose di cure fisiche e psicologiche. Hanno speso tutte le loro ricchezze nell’allestimento di questo centro, con personale adeguato, specializzato, esperto. Lei è la prima a lavorare e l’ultima a smettere.
E continuano ad aspettare, Giovanna e Francesca, pur senza parlarsi ormai più.
Tutte queste vicissitudini, quest’andirivieni prima di forze dell’ordine, poi di persone, le improvvise partenze, trafelate, i rientri sconsolati di Giovanna, sempre più stanca, smunta, incanutita, curva su di sé, cupa nel suo dolore, vengono costantemente osservati, con morbosa curiosità, da una finestra dello stabile di fronte, all’ultimo piano, dove spesso, molto spesso, si solleva una tendina e s’intravede il viso di una donna, d’indefinibile età, dai capelli neri, con qualche striatura di grigio, ricci, lunghi, sempre scomposti, occhialuta, una smorfia perenne, sinistra le deforma i tratti. Nessuno la conosce, anche se da tempo abita lì. Esce di rado, e chi la incontra la evita, per paura.
La chiamano “la pazza dell’ultimo piano”!

FINE

Tre donne, una storiaultima modifica: 2004-07-02T23:43:29+02:00da ilianetto
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21 pensieri su “Tre donne, una storia

  1. Stasera sono la prima a commentare, ma sono senza parole. Cosa ha veramente distrutto questo rapporto idilliaco? Il matrimonio della madre? Non sarebbe bastato da solo a spiegare un’azione che ha in sé qualcosa di guasto.Troppo amore? Ma il troppo amore , se non è malato o morboso, non provoca questo folle risentimento. E allora? I casi della vita? Una tara psicologica? Forse solo la fantasia dell’autrice che ha volutamente creato qualcosa di “forte”.

  2. Ciao Ilia…..le cose non sono mai quelle che appaiono ed è molto facile leggere tra le parole quello che a volte non c’è. Io e Gianfranco non stiamo insieme e tra di noi non c’è amore inteso come rapporto sentimentale, ma c’è un amore ben più profondo e sincero, dato dal rispetto reciproco e dalla semplicità della nostra amicizia. Grazie per i tuoi passaggi. Anche se non sei una scrittrice il tuo modo di porgerti mi piace molto. Un buon fine settimana

  3. Se la storia che hai descritto ha un fondamento di verità, allora si tratta di una vicenda umana che definire terribile è poco. Se invece è frutto di fantasia, allora niente più di te mi stupisce: saresti capace di tenermi inchiodato di fronte al video per ore e ore, come una lettura di Poe.
    Un’abbraccio e tanti complimenti, haffner che non riesce a loggarsi.

  4. Buon giorno. Letta la tua ultima parte. Mi sa che stampo i tuoi racconti e me li leggo con calma su carta, la cosa che più mi piace fare. Che fine angosciosa però. Tante volte ho provato a scrivere , ma poi cancellavo tutto , le parole non uscivano fluide come lo erano nella mia mente, pure adesso con la tesi , è una correzione unica!!! Secondo me il saper esprimersi è un dono innato…

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