notturno

Un gracidar di rane nello stagno squarcia il silenzio di una notte nera; sul ramo scheletrito                    la cornacchia ripete lamentosa il suo cra cra. Geme la foglia secca sul terreno, sotto l’incauto piede che la schiaccia.

Richiamo…

  Sono stanca!   Due parole, nette, secche, scritte su un foglio immacolato e lasciate sullo scrittoio della sua camera! Quante volte, incalzate dalla spietatezza della vita, della sua vita, quelle due misere parole le sono affiorate sulle labbra, e avrebbe voluto urlarle al mondo intero, al farisaismo di tanti, e quante altre volte un’energia, finta, e tuttavia credibile, un forte … Continua a leggere